Quando si parla dell'avanguardia della musica indipendente italiana non si può fare a meno di citare il sommo
Nicola Manzan. Vanta le più disparate collaborazioni (Baustelle, Il teatro degli Orrori) ma il suo alterego si chiama
Bologna Violenta.
Utopie e piccole soddisfazioni (Wallace Records / Dischi Bervisti, 2012) è il terzo album dell'eclettico polistrumentista, che riesce a far convergere in una sola opera le sue due anime: quella classica (essendo anche diplomato al conservatorio in violino) e quella più hardcore. E un connubio del genere non è da tutti. Ne vien fuori un album sperimentale più che ben riuscito.
Nei circa trenta minuti dell'album si passa dalla pura satira (
Remerda , fiaba politica a lieto fine) ai cori dei monaci benedettini, a potenti urla strazianti (
Mi fai schifo, con Francesco Valente, batterista del Teatro degli Orrori) fino ad arrivare alle chiamate degli ascoltatori nei programmi radiofonici di provincia (
Piccole soddisfazioni). Non mancano gli intermezzi soft, dove gli archi prendono il posto del rumore puro. (
Intermezzo o in paricolare
Finale - con rassegnazione, orchestrale post 2010).
Lo show più atteso della one man band è fissato per il 26 febbraio, in uno scenario inusuale qual è quello della Caverna della Grave nelle Grotte di Castellana. La performance, già unica di suo, verrà amplificata dalla particolarità della location, definita in passato "La bocca dell'Inferno".
(Info e prenotazioni: officinalive@libero.it ).
Nicola Manzan è impeto, è armonia. È anche il "bervismo" (una sorta di iperbuddismo), un nuovo modo di vedere la vita, del tutto positivo: nessuna politica, nessuna religione, bervismo per più.
Scarlett per Indiepercui
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