martedì, 21 febbraio 2012 ore 17:30
Il nodo del PIRP (Piano per la riqualificazione delle periferie) sarebbe venuto al pettine. E così è stato. Il Comune di Conversano ha proceduto con la firma delle convenzioni con le imprese interessate. Subito dopo aver firmato le convenzioni, dagli uffici comunali sono partite le comunicazioni ad alcuni cittadini "rei" di possedere alcune proprietà all'interno dell'area del PIRP (zona Arcobaleno o 167). Cittadini a cui il comune ha comunicato di aver avviato le procedure di esproprio per un costo a carico dello stesso comune di 45 euro al mq. Un costo iniquo dato che lo stesso comune di Conversano ha stabilito in 115 euro al mq il costo delle aree tipizzate a servizi (stessa tipologia delle aree PIRP da espropriare) determinato nel processo inverso: cioè quando è il cittadino a dover versare al comune per la monetizzazione delle aree a standard.
E' il caso di dire che ci si trova di fronte ad una gran confusione dell'amministrazione comunale che vuole trattare in maniera diversa i cittadini che rappresenta. L'argomento sarà oggetto di discussione durante il Consiglio Comunale del 6 marzo prossimo quando si discuterà la mozione presentata sull'argomento da alcuni consiglieri comunali di opposizione.
Ma c'è un ulteriore nodo venuto al pettine con la firma delle convenzioni del PIRP tra il comune e alcune imprese, quasi tutte forestiere ed eterodirette dai soliti tecnici a cui non manca mai lavoro a dispetto dei propri colleghi.
Il nodo è grosso e ben stretto. Con l'approvazione del PIRP e con l'avvio delle procedure di esproprio ad alcuni cittadini, l'amministrazione in carica ha sancito che il principio della perequazione và a farsi benedire, in contraddizione con quanto aveva dichiarato e scritto nel programma di mandato. Le imprese che hanno partecipato al PIRP potranno costruire, i cittadini che inconsapevolmente e senza la propria volontà dichiarata si sono trovati all'interno dell'area delimitata dal PIRP, saranno espropriati. Esattamente come si faceva 30 anni fa quando era la politica a scegliere i "futuri ricchi" e i "fregati".
E così il sindaco Lovascio, che nel 2007 si era opposto al PIRP quando non era ancora sindaco della città, nel 2011 e 2012 si è reso artefice di una ingiustizia e sperequazione che grida vendetta. Aver avallato la prosecuzione del programma PIRP senza aver provveduto ad alcuna integrazione e modifica a tutela dei cittadini ignari di essere entrati a far parte di quell'area, ha svelato ancora una volta che sui temi urbanistici permane la logica di sempre: pochi chiusi in studi tecnici ben identificati decidono per l'intera collettività.
Il sindaco, sempre prodigo di comunicati stampa sulle sue "mirabolanti imprese", si guarda bene dall'intervenire su questa materia che scotta abbandonando quei cittadini che hanno come unico difetto quello di non essere nel giro che conta.