martedì, 20 dicembre 2011 ore 17:31
In un momento di crisi c’è la necessità di mantenere un welfare inclusivo facendo i conti con il bilancio delle amministrazioni, a tutti i livelli territoriali. E’ necessario che gli enti lavorino sull’efficienza più che sull’accrescimento di spesa, ma per fare questo è necessaria un’adeguata conoscenza della realtà su cui si è chiamati ad agire, come presupposto per l’assunzione di decisioni consapevoli ed adeguate.
Il progressivo aumento della popolazione anziana ha portato la discussione nazionale a ripensare ai servizi a favore della popolazione anziana, vale a dire superiore ai 65 anni, rivalutando sia la spesa sia l’efficacia all’interno dell’evoluzione della società. Le riforme delle prestazioni sociali e socio-sanitarie sono frutto di analisi socio-demografiche, tra cui la trasformazione della “famiglia” e i progressi afferenti l’area medica e tecnologica, a cui abbiamo assistito negli ultimi decenni.
La necessità di ripensare alla spesa sociale, data dalla tendenza di un welfare oneroso, ha messo in luce il gap economico-finanziario tra le prestazioni portate a domicilio e i ricoveri in strutture ospedaliere. Tale evidenza ha sviluppato nuove spinte riorganizzative dei servizi per gli anziani.
Secondo i dati dell’ISTAT nel suo rapporto del 2011 calano le strutture sanitarie ma aumenta l'assistenza domiciliare. Nel 2008, infatti, l'assistenza sanitaria territoriale conta circa 47.000 medici di base, 8 ogni 10 mila abitanti e circa 7.700 pediatri, 9 ogni 10 mila bambini fino a 14 anni. Ammontano invece a circa 16 ogni 100 mila abitanti gli ambulatori e i laboratori pubblici e privati convenzionati, in lieve calo negli ultimi tre anni (-0,3% dal 2007 al 2008). Mentre i servizi di guardia medica sono 5 ogni 100 mila abitanti, valore pressoché costante negli ultimi tre anni.
Risultano, invece in crescita, nel corso degli anni, sottolinea l'Istat, i pazienti assistiti al proprio domicilio, che da 414 mila nel 2006 sono passati a 494 mila nel 2008, l'81% dei quali è ultrasessantacinquenne.
Crescono, inoltre, le strutture per l’assistenza residenziale e semiresidenziale, servizi che favoriscono il processo di deospedalizzazione dando una risposta adeguata alla domanda sanitaria proveniente da persone non autosufficienti o con gravi problemi di salute. Nel periodo 2007-2008 si assiste a un potenziamento di questi servizi: i posti letto nelle strutture per l'assistenza residenziale sono passati da circa 188 mila nel 2007 a 191 mila nel 2008, con un incremento pari al 2% in un anno; e negli stessi anni i posti per l'assistenza semiresidenziale sono passati da 41 mila a 43 mila, corrispondente in questo caso a una variazione del 4%.
Sulla stessa linea si è inserita la Regione Puglia con il Regolamento regionale del 4 novembre 2010, n.16, che definisce e disciplina l'organizzazione ed il funzionamento dell'assistenza domiciliare per trattamenti riabilitativi, con l'obiettivo di consentire al paziente di rimanere a casa, nel proprio ambito familiare e relazionale, potendo ugualmente usufruire dell’assistenza di cui ha bisogno per migliorare il decorso riabilitativo. Insieme a tale provvedimento la Regione sta promuovendo investimenti in strutture socio-sanitarie per favorire la nascite l’assistenza residenziale e semiresidenziale.
La tendenza pugliese, inserita nell’ampio concetto di riforma socio-sanitaria italiana, è quindi meno ricoveri ospedalieri più assistenza domiciliare.